La Green Economy insegna che i consumatori e gli azionisti premiano le aziende che investono nella sostenibilità. Quando parliamo di Green Economy (economia ecologica) intendiamo un modello teorico di sviluppo economico che valuta un’attività produttiva non solo in base ai benefici derivanti dalla crescita ma anche dal suo impatto ambientale. In particolare l’obiettivo deve essere una crescita economica sostenibile. Per sviluppo sostenibile, infatti, si intende uno sviluppo economico e sociale compatibile con l’equità sociale, la tutela ambientale e i diritti delle future generazioni.

Green economy e responsabilità sociale d’impresa

Le aziende sono chiamate a fare la loro parte in un mercato sempre più orientato alla Green Economy. Fondamentale è quindi la responsabilità sociale d’impresa cioè la responsabilità dell’impresa per l’impatto che ha sulla società, soddisfacendo le esigenze del cliente e allo stesso tempo le aspettative di altri stakeholders, come ad esempio il personale, fornitori e comunità locale di riferimento. L’elemento distintivo della Rsi è quello di affiancare alla responsabilità economica anche una responsabilità sociale, applicando il principio della sostenibilità ambientale.

Le ricerche americane sulla responsabilità “ambientale” d’impresa

Gli studi americani dimostrano che le aziende che operano in modo sostenibile hanno rendimenti migliori sul mercato azionario. In particolare i ricercatori di Harvard hanno scoperto che le aziende con un’ottima valutazione sulle questioni ambientali hanno un utile migliore di quelle con stime inferiori. I risultati sono confermati dal rapporto del Boston Consulting Group, secondo cui gli “investitori premiano le performance migliori sui temi ambientali con valutazioni tra il 3% e il 19% maggiori delle performance medie”.

La Direttiva UE e la crescita economica sostenibile in Italia

In Italia la responsabilità sociale delle imprese è regolata dalla Direttiva UE 95/2014, norma europea che impegna le aziende a pubblicare le informazioni di carattere etico e ambientale. Entrata in vigore il 1 gennaio 2017, prevede che le aziende con più di 500 dipendenti o quelle di interesse pubblico debbano comunicare informazioni relative alla sostenibilità ambientale.
A monitorare il rispetto di queste nuove regole c’è il Rapporto di indagine sull’impegno sociale delle aziende curato dall’Osservatorio Socialis. Il VII rapporto ha analizzato il 2016 e rilevato dati interessanti: l’80% delle aziende con 80/100 dipendenti ha dichiarato di impegnarsi in iniziative di responsabilità sociale d’impresa, per un investimento totale di 1 miliardo e 122 milioni di Euro nel 2015. Le imprese hanno investito per lo più in attività di sostenibilità e/o sicurezza ambientale (56%) e nel miglioramento delle condizioni lavorative e/o benessere dei dipendenti (53%). La maggior parte delle aziende si è impegnata nella Rsi attraverso il miglioramento del risparmio energetico e la correzione di processi e/o prodotti aziendali (rispettivamente 44% e 40%). Inoltre il 78% delle imprese dichiarava di conoscere la Direttiva UE, entrata in vigore lo scorso anno.

Come è possibile avere una crescita economica sostenibile?

Un metodo è affidarsi alle certificazioni ambientali. Ottenendo ad esempio la certificazione ambientale EcoWorldHotel una struttura ricettiva può valutare e migliorare la propria efficienza ecologica. Tra le certificazioni ambientali troviamo anche EMAS che funziona attraverso ISO 14001, standard internazionale per il miglioramento ambientale. Con il marchio Ecolabel UE, invece, si riconoscono prodotti e servizi di qualità ecologica. Ma esistono anche altre certificazioni ambientali, come FSC, specifica per prodotti derivanti dalle foreste.

Il futuro delle aziende italiane deve essere quindi sostenibile e basato sulla responsabilità sociale d’impresa. Rendere questo aspetto più visibile consentirà una maggiore attrazione degli investimenti, una maggiore forza a livello europeo.

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